giovedì 5 novembre 2015

Imparare dai propri errori... O almeno provarci!

di AleAro

Questo è il post che considero più importante da quando ho iniziato a scrivere su questo blog, persino più importante di quando annunciavo l'uscita del primo volume di Bestias
Il motivo per cui lo reputo così rilevante è che in questo post tento di spiegare cosa è successo tra il primo e il secondo volume, ma soprattutto del perché tante cose sono cambiate nei disegni della serie .

In questa immagine e nelle successive qualche vignetta estrapolata dal secondo volume



Chi ha letto i precedenti post sa benissimo che ho un carattere particolare e, una volta finito un progetto esso mi diventa indifferente e distante, fino a vederlo, quasi, con cattivo occhio. Questo è quello che mi era successo con il primo volume: La croce e la spada. Infatti, dopo aver finito tutte le tavole, e durante la postproduzione al pc, ero stufo e arcistufo di vedere quei lavori. 

Dopo le vendite, che son durate durante tutta l'estate e che proseguono tuttora, il sentimento non era cambiato e anzi... Quell'opera prima che segnava l'esordio su carta stampata dei miei lavori mi risultava antipatica oltre ogni dire, e non c'erano dati di vendite o buon riscontro col pubblico che potessero farmi cambiare idea. 
Fondamentalmente non ero soddisfatto del mio lavoro.

Vagheggiai addirittura per qualche tempo di lasciar decadere il progetto Bestias, e tornare magari ai miei primi lavori col fumetto umoristico. Ripresi in mano, durante l'estate, anche qualche tavola comica. 
Ma Bestias era lì, ad attendermi al varco, ogni qual volta dovessi fare una presentazione del primo volume. 

Ovviamente di questa insoddisfazione ne avevo parlato a lungo con familiari e amici, ma soprattutto ne parlavo lungamente con gli amici e colleghi di Chine Vaganti. Con loro avevo dovuto "fare i conti" fin dalla stesura delle prime tavole di Bestias, e con loro ora parlavo di tutto quello che vedevo scadente nel mio lavoro. 
Come ho sempre detto, per me, Chine Vaganti è stata fin da subito, nel 2012, prima che una palestra dove fare pratica col fumetto, un luogo dove poter parlare con persone che posso chiamare amici. E, come sempre succede tra amici, si è schietti e diretti, ed è proprio grazie a questo che ho capito che il primo volume era troppo impersonale, era stato disegnato con uno stile freddo, ricolmo di dettagli e barocchismi inutili... Un non stile insomma... 
E se la regia poteva anche funzionare (tranne in alcune tavole) i difetti si potevano notare tutti nelle anatomie dei personaggi e nella poca sintesi del tratto. 
Tutto questo mi aiutò a capire dove sbagliavo, certo, ma non cosa fare per porvi rimedio. 

Capita però che ci sono serate particolari, serate molto belle dove, grazie anche solo a una chiacchierata capisci dove devi dirigerti e dove indirizzare la bussola. La serata in questione è avvenuta quest'estate, al termine di una presentazione del primo volume. Una volta ritirati i banchetti, i pannelli della mostra e le luci si tornava a casa, e lo facevo in compagnia di Daniele Tomasi che si era offerto volontario di accompagnarmi a casa. Ho fatto con lui una piacevolissima chiacchierata durata fino alle cinque del mattino, dove si è parlato di tutto. Una di quelle chiacchierate che vorresti non finissero tanto ti hanno rapito. 
L'argomento principale è stato ovviamente il fumetto e il futuro di Bestias. Si parlò soprattutto del fatto che io provenivo dal mondo dell'illustrazione, e in particolar modo dell'illustrazione a colori... Fumetto vero e proprio ne avevo fatto poco o nulla. Per questo le tavole non erano chissà cosa, per il semplice fatto che non erano tavole ma tante piccole illustrazioni a se stanti. Dovevo capire meglio come funzionava lo storytelling.
E Daniele, da grande conoscitore di fumetti quale è, non poteva che consigliarmi la cosa più intelligente da fare: torna a studiare e fare ricerca sugli autori che apprezzi di più.

Un fulmine a ciel sereno... 

Si, dovevo tornare su quelle pagine che mi avevano intrattenuto per ore, e dovevo cercare di capire cosa le rendesse così belle ai miei occhi!
Tornai quindi a prendere in mano tutti gli autori che apprezzavo e studiai le loro tavole fino alla più piccola vignetta: Mignola, Campbell, Bachalo, Immonen, Ribic... ma soprattutto Coipel... Olivier Coipel che mi aveva tanto colpito con le sue tavole in bianco e nero perfette, dal tratteggio sintetico e narrativo al tempo stesso. 
Studiai di nuovo per un bel periodo, facendo tante tavole di prova e cercando di capire come rendere il mio tratto più armonioso e leggibile in bianco e nero. Ora la strada era chiara, dovevo rendere il mio stile più sintetico e godibile. 



Così, dopo tante prove iniziai il secondo volume: Sangue e Reliquie
Ora le mie tavole mi soddisfacevano, mentre le disegnavo mi divertivano, e ho così capito che era questa la direzione da seguire. 
Il lavoro che stavo facendo mi divertiva, ed è questa la cosa che reputo più importante di questo mestiere: ti deve divertire. 
Le tavole sono volate, una dietro l'altra, le ho realizzate nella metà del tempo che avevo impiegato per il primo volume. 
Ed ora, che anche il secondo volume è finito e sono alle prese con la postproduzione posso ritenermi soddisfatto di questo capitolo. Soddisfatto, perché ho raccontato quello che volevo come lo volevo, ma soprattutto perché ho dato il massimo per cercare di migliorare la serie di Bestias.



Ovvio, non sono soddisfatto al 100%, ma credo, e spero, che la totale soddisfazione non arrivi mai... Proprio come diceva l'amico Andrea Pau non più tardi di stamattina: "Meno male che hai sta malattia! Perché l'insoddisfazione porta al miglioramento!"

Desidero ringraziare Daniele Tomasi, Andrea Pau, Jean Claudio Vinci, Daniele Mocci e Maurizio Nonnis per i tantissimi consigli che mi hanno regalato durante la stesura del secondo capitolo!!

Sperando di non avervi annoiato troppo con tutte queste ciance,  ci risentiamo prestissimo con tutte le novità sul secondo volume di Bestias, a partire dal Giocomix di questo mese!

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